Vetiver Contro L’Erosione

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Caratteristiche fondamentali del Sistema Vetiver per la stabilizzazione dei terreni

 

Le differenti caratteristiche che danno vita al Sitema Vetiver hanno visto il loro sviluppo nelle zone facenti parte la fascia tropicale del nostro pianeta, e per arrivare a garantire l’efficacia come strumento bio-ingegneristico sono stati portati avanti differenti studi nei diversi ambiti di applicazione, quali: consolidamento  di scarpate,  contenimento di corsi d’acqua e  rinforzo strutturale di infrastrutture esistenti.

Nonostante questa pianta viene tecnicamente considerata “un’erbaccia”, il suo comportamento assomiglia maggiormente a quello di un cespuglio o un albero con una crescita molto rapida. Infatti le radici sono forti e profonde rispetto alle classiche “erbacce” come la Gramigna o il Tarassaco.

Il sistema radicale è profondo e strutturato in modo molto fitto e raggiunge una profondità di 3 – 4 metri già nel corso del primo anno dalla sua applicazione, questo lo privilegia a sistemi quali le terre armate o i classici gabbioni. In alcuni casi, gli studi hanno dimostrato che le radici possono arrivare fino a quasi 5 m e oltre di profondità. I risultati migliori con il Sistema Vetiver si ottengono in terreni asciutti, mentre nel caso di falde acquifere affioranti le radici del Vetiver non riescono a penetrare a tali profondità. L’effetto dato dall’apparato radicale di questa pianta è quello di compenetrare il terreno in modo completo, divenendo resistente alla siccità e difficilmente estirpabile dagli elementi naturali.

La resistenza di questa pianta è molto forte e l’apparato radicale dimostra una forte resistenza al taglio che la rende ideale per la stabilizzazione di pendii scoscesi.

È calcolato che le radici offrono una resistenza alla trazione attorno ai 75 Mega Pascal (Mpa), questa equivale a circa 1/6 di quella offerta da un tondino classico utilizzato per creare cemento armato.

Le radici delle piante di Vetiver hanno la capacità di penetrare facilmente anche in terreni compatti come possono essere i crostoni e anche il claypan a blocchi, terreni argillosi e ricchi di minerali come gesso, calcio e ferro che unendosi danno vita ad una specie di calcestruzzo naturale. Si tratta dei terreni classici riscontrabili in suoli tropicali.

Per la stabilizzazione dei terreni le piante di Vetiver vengono organizzate in dense file dando vita a delle vere e proprie siepi facendo sì che lo scorrimento superficiale dell’acqua sia limitato unendo a questo la capacità di indirizzare e distribuire le acque meteoriche nel terreno per mezzo dell’apparato radicale. Questo genera di conseguenza un filtro ideale per controllare l’erosione del pendio e consolidare una scarpata. Le siepi di Vetiver sono quindi la miglior soluzione per frenare lo scorrimento dell’acqua perchè riescono ad incanalarla permettendole di raggiungere gli strati più profondi del terreno con maggiore semplicità.

Grazie a queste particolarità dell’apparato radicale l’acqua che scorre attraverso le radici viene sottratta dei sedimenti trasportati che resteranno intrappolati all’interno delle radici e grazie ai nodi degli steli fioriferi produrranno nuove radici. In questo modo si produce un terrazzamento naturale e spontaneo simile a quello delle terre rinforzate ma in questo caso prodotto da un sedimento, che non dovrà essere rimosso in nessun caso. Sarà proprio il terreno eroso a formare questa sedimentazione e nello stesso tempo a contenere i semi delle piante autoctone già presenti nelle differenti zone. La germinazione di questi semi favorirà inoltre il ripristino spontaneo della flora locale.

Il Vetiver è in grado di sopravvivere a condizioni ambientali estreme con variazioni di temperatura anche molto pronunciate che possono andare da -14°C a +55°C, è resistente a siccità, inondazione e sommersione completa della pianta.

Inoltre dimostra una tolleranza ottimale ai terreni acidi e/o salini con alte percentuali di solfati.

Un dato forse meno evidente inerente alla pianta del Vetiver è la sua capacità di penetrazione. Le radici possono essere paragonate a quelle di piante arboree vista la grande vigoria con la quale crescono e risultano ideali anche per terreni rocciosi e crostoni, basti pensare che il Vetiver è in grado di penetrare anche l’asfalto.

Il Vetiver è quindi l’alleato ideale per il ripristino dei terreni, per la prevenzione dell’erosione, lo smaltimento delle acque superficiali e la reintroduzione delle specie autoctone.

Vantaggi e Svantaggi

Vantaggi:

  • Tra i vantaggi riscontrabili dal Sistema Vetiver, quello principale è costituito dal costo limitato e dalla vita prolungata delle piante. Questo lo pone come uno dei metodi ingegneristici più affidabili disponibili sul mercato se paragonati ai metodi convenzionali. Parlando per esempio della Cina, la stabilizzazione dei terreni attraverso questa tecnica ha creato un risparmio del 85/90% (Xie, 1997 e Xia et al, 1999). In territorio australiano si è riusciti a risparmiare tra il 64% ed il 72% comparando le spese con metodi tradizionali.

  • I costi annuali dovuti alla manutenzione dell’impianto sono sensibilmente ridotte dopo che l’impianto radicale delle piante è stato stabilizzato.

  • Si tratta di un metodo naturale ed ecocompatibile in grado di stabilizzare e limitare l’erosione in luoghi soggetti a questo processo. Un’alternativa naturale ai classici metodi legati alla roccia e calcestruzzo garantendo un impatto ambientale limitato sia in zone semi rurali che urbane.

  • Avendo dei costi di manutenzione limitati sul lungo termine, il Sistema Vetiver può essere sostituito alle strutture convenzionali classiche. Una volta che le siepi diventeranno stabili la manutenzione sarà superflua. Ecco perché le piante di Vetiver si adattano perfettamente alle zone più remote nelle quali la manutenzione è difficoltosa ed ovviamente costosa.

  • Il Vetiver risulta essere ideale in terreni poveri e con un alto tasso di erosione.

  • Il metodo Vetiver è considerato una tecnica di bioingegneria naturale ed ecocompatibile, soprattutto rispetto alle classiche strutture architettoniche in calcestruzzo e roccia.

Svantaggi:

  • Tra gli svantaggi da sottolineare nell’utilizzo delle piante Vetiver, quello più importante è la difficoltà di applicazione di questo metodo in zone ombreggiate. In particolare nei primi anni di vita la mancanza di sole diretto può essere un problema per quanto riguarda la loro crescita. La pianta potrebbe anche morire senza qualche ora di sole ogni giorno.

  • Certi tipi di argilla, in particolare l’argilla blu, sono ostili per il Vetiver e di conseguenza in questi tipi di terreno le radici non si svilupperanno al pieno delle loro possibilita e quindi bisognerà valutare il giusto approccio per il caso specifico.

È quindi facile comprendere che i vantaggi riferiti a questo metodo, rispetto ai possibili svantaggi, siano molto maggiori. Si tratta quindi di uno strumento di bioingegneria che dovrebbe essere sviluppato sia a livello globale in zone nelle quali le problematiche legate a inondazioni, siccità e in generale problemi di erosione sono all’ordine del giorno ma anche dove queste problematiche sono occasionali o sporadiche.

Sono stati realizzati differenti studi a livello globale che hanno mostrato l’efficacia delle piante di Vetiver nella stabilizzazione dei terrapieni e viene raccomandato l’utilizzo in differenti situazioni limite. Sono sempre di più i paesi che utilizzano questa tecnica per risolvere le loro problematiche, eccone una breve lista per comprendere l’importanza di questo metodo: Australia, Brasile, America Centrale, Cina, Etiopia, Fiji, India, Italia, Madagascar, Malesia, Filippine, Sudafrica, Sri Lanka, Nepal, Sud Africa, Venezuela, Vietnam e India Occidentale tra i molti che hanno deciso di utilizzare Vetiver come soluzione ai loro problemi territoriali.

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